UNION DES ARTISTES MODERNES

Il Modernismo, quell’insieme di teorie che stravolsero l’estetica dell’architettura, del design dell’arredamento e degli oggetti di uso comune nei primi decenni del secolo scorso, conobbe in Europa la sua fase più significativa. Prendendo piede prima in Germania (dove ebbe origine la nota Bauhaus) e poi in Francia, in questo paese si concretizzò per l’iniziativa di Charles-Edouard Jeanneret (detto Le Corbusier) che fondò nel 1930 l’ “Union des Artistes Modernes”. In questo cenacolo si radunarono personalità di spicco in vari ambiti della crezione artistica (architetti, arredatori, decoratori, gioiellieri, ebanisti, ecc.), tutti accomunati dalla volontà di aderire ad un progetto stimolante: la creazione di oggetti la cui estetica fosse direttamente dipendente dalla loro funzione.

Fu nel 1929 in realtà la prima volta in cui il pubblico venne raggiunto da queste nuove idee, precisamente al Salon d’Automne di Parigi: nell’evento che tuttora permette di conoscere le più importanti realtà artistiche nel mondo, vennero esposti in quella data, fra la costernazione del pubblico, mobili concepiti e realizzati secondo idee assolutamente innovative, per l’iniziativa di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e di una giovanissima Charlotte Perriand.

Il senso del nuovo criterio di progettazione andava verso un’esaltazione dell’utilità intrinseca del mobile, scegliendo coscientemente di sorvolare sulla decorazione e l’abbellimento posticcio. Scopo basilare era essenzialmente quello di creare strumenti adatti ad essere inseriti negli spazi costruiti per l’uomo moderno.

Venne introdotto per la prima volta il binomio forma-funzione: in tal modo l’oggetto, spogliato dell’ornamento, recuperava la propria natura nell’armonia della nuova forma, semplice ed essenziale.

Se si considera il periodo in cui queste idee furono presentate al pubblico, non si può non apprezzare l’entusiasmo e il grande spirito di invenzione di questi pionieri del design. Essi ruscirono a concepire, proprio in quegli anni, alcune forme e soluzioni che sono, tutt’oggi, fra le più sfruttate nell’arredo moderno più rigoroso. Fra gli altri, ci sono complementi che siamo abituati a vedere tutti i giorni, ma di cui non conosciamo la nobile origine.

Il cassetto-contenitore a muro Riflesso, ad esempio, creato nel 1939 da Charlotte Perriand: dall’aspetto essenziale e sobrio, la sua apertura è costituita da due lastre di alluminio sovrapposte che possono scorrere l’una sull’altra. Dell’oggetto è proprio questo l’elemento che spicca di più e che ne delinea l’indiscutibile stile, minimalista e senza compiacimenti.

Un’altra novità furono i nuovi materiali utilizzati (come l’acciaio), che diventarono in breve un elemento fondamentale, per esempio, per le sedute: i componenti base si organizzarono intorno ad un’anima di tubo metallico, che divenne un sorta di “gabbia di contenimento” o “sistema di appoggio” per gli elementi inseriti (cuscini o strisce di cuoio sfilabili dai montanti). E’ questa la logica che sta alla base di alcuni articoli d’arredo conosciutissimi, come la “siège tournant”, (B 302, creata dal trio sopra menzionato, del 1928) in cui, per la prima volta, la seduta si appoggia alle gambe attraverso l’ausilio di un fulcro, che le permette di ruotare a 360°.

La praticità di utilizzo sta alla base di un altro oggetto-icona del movimento, attribuito a Robert Mallet-Stevens, architetto di fama consolidata che si unì a sua volta all’ “Union des Artistes Modernes”: completamente formata da tubi di acciaio, semplice e lineare, si tratta di una sedia impilabile, che, per questa sua caratteristica assolutamente inusitata, pare essere già pensata per la produzione economica in serie (nella foto la riedizione di Ecart International).

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Written by Sergio Rinaldi

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