Gli inquilini extracomunitari sono spesso costretti a pagare un canone più alto

ROMA – L’affitto di casa? Se è caro per gli italiani può diventare proibitivo per gli immigrati. Gli inquilini extracomunitari, infatti, sono spesso costretti a pagare un canone più alto – a volte di oltre 3.000 lire al metro quadrato – per il solo fatto di essere stranieri o di colore. È quanto emerge dal Secondo rapporto sulla condizione abitativa dei migranti in Italia realizzato dall’Ares. L’indagine stima che su circa 1 milione e mezzo di immigrati presenti in Italia, quelli senza un alloggio decente – costretti quindi ad accontentarsi di sistemazioni di fortuna – sono circa 500 mila. Un numero in leggero calo rispetto al precedente rapporto (che ne segnalava 600 mila) ma soltanto – fanno notare i ricercatori – perché è diminuito il numero degli immigrati e soprattutto degli irregolari.

I SENZA CASA

– La situazione di carenza abitativa raggiunge specialmente nelle grandi città picchi di malessere che evocano Paesi come il Brasile con le sue favelas e meninhos de rua. Nei sotterranei della stazione di Milano – denuncia l’Ares – sono stati segnalati ragazzi marocchini che vivono di espedienti e sniffano colla per resistere alle privazioni e alla disperazione, mentre a Villa Carpegna, a Roma, un numeroso gruppo di migranti di varie nazionalità sopravvive senza un tetto in condizioni di degrado assoluto. I senza casa cercano riparo ovunque: baracche, portici, ponti, vagoni, stazioni, magazzini industriali. A volte occupano abusivamente case e altre si lasciano convincere dall’ultima ‘invenzionè: ex contadini attrezzano con un improbabile angolo cottura vecchie strutture rustiche in disuso o stalle e le affittano con lauti guadagni (nella Marsica, nel Frusinate, ai Castelli romani).

LE VITTIME DEL CANONE ETNICO

– Quanto ai ‘fortunati’ che un tetto sulla testa sono riusciti a procurarselo, tanti di loro hanno pagato questo ‘privilegio’ a caro prezzo: si può stimare in circa 1.800 miliardi all’anno la cifra versata dai lavoratori immigrati per la casa quale differenza legata alla propria condizione, una tangente valutabile in circa 8.000 miliardi negli ultimi cinque anni. Le più grosse speculazioni immobiliari a danno degli immigrati si registrano a Roma, Venezia e Genova.

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

– Per la discriminazione-casa, l’Ares punta l’indice contro i proprietari che per mera xenofobia non affittano a extracomunitari, specie se di colore o islamici (e dopo l’attentato alle Torri Gemelle c’è da temere un’escalation della diffidenza nei confronti degli arabi), sono disposti a cedere il proprio appartamento soltanto in cambio di un canone superiore a quello di mercato oppure preferiscono affittare singole camere soltanto per brevi periodi e a più famiglie in sovraffollamento. Ma l’Ares sul banco degli imputati mette anche la burocrazia. Gli immigrati, infatti, possono entrare in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare a prezzi calmierati, ma nei pochi casi nei quali potrebbero accedere all’appartamento spuntano ostacoli burocratici insormontabili. Per esempio, viene loro richiesto di dimostrare, con certificato del Governo del Paese di provenienza, che non sono proprietari di immobili, il che è quasi sempre impossibile o comunque troppo complicato. Vi sono casi in cui gli immigrati fanno un viaggio nel loro Paese per procurarsi la documentazione e poi non riescono più a rientrare per motivi politici e burocratici. E ancora. Il possesso di un appartamento in affitto è una delle condizioni per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Su questa pratica amministrativa si è innestato da tempo un giro di tangenti e di compravendita di falsi documenti di affitto con coinvolgimento anche di funzionari di polizia.

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Written by Sergio Rinaldi

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