martedì 12 ottobre 2004, ore 17.20

Parmigiano-Reggiano e cooperazione.

Parmigiano-Reggiano e cooperazione hanno rappresentato per decenni un binomio indissolubile ed importante per garantire reddito alle aziende agricole del comprensorio di produzione di questo formaggio. Lo ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente della Confcooperative regionale, aprendo i lavori del convegno su “Parmigiano-Reggiano e cooperazione: le nuove sfide per il futuro del sistema”, organizzato a Modena da Confcooperative e Legacoop dell’Emilia Romagna. Sottolineando l’importanza di una riflessione su questo tema all’interno del movimento cooperativo, Gardini ha poi affermato che i cooperatori devono saper cogliere i segni del cambiamento, con i rischi e le opportunità conseguenti, per adattare scelte strategiche e modelli organizzativi ai nuovi livelli di competitività. Dopo Gardini è intervenuto Giovanni Bettini, presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia Romagna, che ha tracciato un breve profilo storico ricordando come nel periodo successivo al secondo dopoguerra, all’inizio degli anni ’50, si sia registrata una diffusione pressocché generalizzata del modello cooperativo e come, dopo alcuni decenni di costante sviluppo, alla fine degli anni ’80 circa il 90% del latte trasformato in Parmigiano-Reggiano provenisse da imprese cooperative. “Negli ultimi quindici anni – ha sottolineato ancora Bettini – il sistema Parmigiano-Reggiano ha vissuto un periodo di profonda trasformazione e razionalizzazione. Basti pensare che le aziende produttrici di latte sono passate dalle 14.100 del 1990 alle 5.400 del 2003 ed i caseifici da 862 a 530. Contemporaneamente, la produzione di Parmigiano-Reggiano è aumentata da 109.500 a 113.500 tonnellate”. “Per garantire un futuro brillante al settore – ha dichiarato il presidente di Fedagri Emilia Romagna – è indispensabile che le cooperative intensifichino i rapporti con il sistema bancario e puntino con maggiore decisione sulla formazione, che deve interessare sia i casari ed i loro aiutanti, sia i soci e gli amministratori delle cooperative. È inoltre necessario aumentare la concentrazione e rafforzare il ruolo della ricerca e sperimentazione, tenendo presente che le innovazioni tecnologiche o di processo non dovranno alterare quelle caratteristiche di naturalità ed artigianalità che rendono il Parmigiano-Reggiano un formaggio unico al mondo”. “Il futuro di questo importante protagonista dell’agroalimentare italiano – ha concluso Bettini – si costruisce sulle basi del recente passato, che ha visto i produttori rispettare scrupolosamente il disciplinare Dop per garantire ai consumatori un prodotto di qualità superiore. Bisogna partire da questo valore per poter raggiungere traguardi sempre più ambiziosi e per questo è anche necessario che tutti gli attori della filiera (produttori, dirigenti cooperativi, operatori commerciali, rappresentanti delle istituzioni) svolgano con impegno il proprio ruolo, così da ‘fare squadra’ ed affrontare con successo le sfide future”. I lavori del convegno sono proseguiti con l’intervento di Eros Valenti, presidente di Granterre, il quale ha ricordato che l’aggregazione di caseifici in strutture di secondo grado finalizzata alla commercializzazione può diventare una realtà, individuando anche forme innovative di conferimento. “Confcooperative e Legacoop – ha aggiunto Valenti – possono contribuire a sviluppare questi progetti, come pure possono collaborare per formulare nuovi processi unitari di ristrutturazione delle cooperative casearie su tutto il comprensorio”. Dopo Valenti ha preso la parola Andrea Bonati, presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, che ha sottolineato come la cultura della filiera e della qualità, caratteristica peculiare della cooperazione, abbia fortemente indirizzato ed orientato la politica del Consorzio in questi anni. “Anche le continue modifiche ai Disciplinari di produzione apportate dal Consorzio con l’obiettivo di valorizzare il sistema nel suo complesso per garantire un futuro alle realtà produttive – ha ricordato ancora Bonati – vanno lette in questa direzione”. Il sindaco di Modena, Giorgio Pighi, ha sottolineato che la capacità di ‘fare sistema’ dimostrata in questi anni dal Parmigiano-Reggiano è il frutto svolto dalla cooperazione, che ha saputo aggregare i produttori del territorio, rendendoli protagonisti sempre più attivi ed importanti della filiera. Un concetto, questo, ripreso anche dall’assessore all’Agricoltura della Provincia di Modena, Graziano Poggioli, che ha ricordato l’importanza della cooperazione nell’associare i singoli agricoltori operanti nel comprensorio. Il presidente dell’Unioncamere regionale, Andrea Zanlari, ha dichiarato come la mutualità, che contraddistingue il movimento cooperativo, sia alla base del successo del modello economico dell’Emilia Romagna, non solo nel settore agroalimentare, dove il Parmigiano-Reggiano ricopre un ruolo di primo piano. I lavori sono proseguiti con l’intervento di Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, il quale ha ricordato che di fronte al nuovo scenario economico legato alla globalizzazione la cooperazione, di cui ha riconosciuto la centralità nel sistema agroalimentare, si pone come una delle forme imprenditoriali più moderne ed avanzate in quanto è in grado di governare l’intera filiera, distribuendo al suo interno il valore aggiunto. La partecipazione diretta dei soci, poi, può garantire meglio, rispetto agli altri modelli imprenditoriali, la qualità dei prodotti. Errani ha inoltre sottolineato l’esigenza di costruire strategie nazionali per assicurare la difesa delle Denominazioni d’origine, sempre più soggette a usurpazioni nel nuovo contesto globale. Le conclusioni del convegno sono state affidate a Gianpiero Calzolari, presidente Anca Legacoop Emilia Romagna, che ricordando il successo del modello cooperativo ha sottolineato l’esigenza di adottare un approccio sempre più organizzato. “Di fronte ai mutamenti legati alla globalizzazione – ha dichiarato Calzolari – il movimento cooperativo deve investire sempre maggiori risorse ed energie, assumendo la responsabilità di questo cambiamento e cercando di tradurre le indicazioni emerse dal convegno in concrete linee di lavoro”.

Written by Sergio Rinaldi

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