Cronaca

Nel rogo morì anche il loro figlio, Michele Milano, 14 anni appena. Ma ora dovranno risarcire con 164mila euro, questo dice la sentenza di primo grado del processo civile, la famiglia dell’altra vittima, Adil Chahar, 18 anni. Provvedimento choc a carico dei genitori di una delle due vite spezzate nel terribile incendio che nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 avvolse letteralmente un camper in via Neida, a Quercioli di Cavriago, dove quattro giovanissimi avevano deciso di dormire per terminare assieme il sabato sera passato in un locale di Reggio. I ragazzi per scaldarsi accesero una stufetta. Due di loro, Gaspare Di Marino e Raffaele Caruso, si svegliarono in tempo, riuscirono a uscire da uno dei finestrini. Gli altri no: morirono carbonizzati.

L’inchiesta penale aperta dalla procura di Reggio venne chiusa qualche mese dopo: non c’erano responsabili, venne detto, per quella tragedia. Solo due le possibilità, secondo gli accertamenti dei vigili del fuoco, per spiegare l’incidente: un surriscaldamento della stufetta o che la stessa stufetta fosse stata coperta con un panno o con qualcos’altro. La famiglia Chahar nel 2012 ha intentato causa civile nei confronti dei Milano, proprietari del camper e della stufetta. E il giudice ha riconosciuto questi ultimi responsabili patrimonialmente in quanto custodi. La richiesta di risarcimento era stata di 385mila euro.

‘Chiederemo la sospensiva in attesa di ricorrere in appello – dice l’avvocato della famiglia Milano, Gianni Franzoni, che li assiste assieme al collega Enrico Della Capanna – A nostro parere è una sentenza ‘emotiva’. Nessuna prova tecnica ha definito con precisione la causa del rogo. Abbiamo dimostrato che la stufa era certificata, che era stata utilizzata svariate volte dalla famiglia Milano. Quella sera, con il consenso dei genitori degli altri ragazzi, tutto era stato predisposto per accogliere gli adolescenti al ritorno della discoteca. Si è trattato di un caso fortuito’.

Written by Sergio Rinaldi

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