La scelta di affidare le controversie tributarie ad un apposito giudice definito “speciale”, a detta di qualche autorevole Autore, sembra determinata non tanto da una particolare complessità tecnica della materia tributaria in contestazione che nella individuazione della base imponibile involge elementi tra loro estremamente eterogenei, quali il diritto, l’economia, l’estimo ed anche elementi di mero fatto, quanto dalla constatazione che le controversie tributarie sono tradizionalmente di numero elevatissimo.

In effetti, non è plausibile pensare che giudici “togati” non sarebbero in grado di stilare giudizi anche in tema dei più complessi ed articolati accertamenti di tipo induttivo; ne è la riprova la presenza in larga misura nelle attuali Commissioni tributarie di magistrati ordinari, mentre la preparazione specifica dei giudici “non togati” nella materia tributaria dovrebbe sottostare ad un maggiore vaglio.

Del resto come non ricordare che con l’abolizione dei tribunali del contenzioso c.d. amministrativo, già nel passato era stata attribuita al giudice ordinario la competenza delle liti tributarie che involgessero questioni di diritto conseguenti, ossia, ai diritti soggettivi e ciò nel sostanziale rispetto della concezione liberale che “vedeva” nel pagamento delle imposte una limitazione dei diritti di libertà e della proprietà.

Da allora possiamo dire che l’azione di appuramento e di accertamento dei tributi è andata progressivamente affinandosi con l’entrata a regime di norme sempre più complesse in punto di diritto e di fatto, tali da confondere spesso la linea di demarcazione che da lungo tempo veniva a materializzarsi tra questioni di estimazione semplice e questioni di estimazione complessa.

Durante il Medioevo, in ogni atto giuridico si cominciava col domandare alle persone in causa: “Sub qua legis vivis?

”, il che stava a significare che ogni popolo aveva la propria legge che differiva da quella del vicino, ad esempio si dice che un processo tra un Salico ed un Burgundo poneva dei gravi problemi, quasi inestricabili di interpretazione; parimenti le regole che presiedono all’azione di accertamento di un tributo diretto rispetto a quello indiretto, per non parlare del nuovo versante costituito dai tributi locali, in massima parte ancora da “scoprire”, possono generare differenti se non opposti modi di “approccio” e, quindi, di lettura in ambito processuale, attraverso i quali si possa poi giungere a delle conclusioni univoche e consolidate.

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Written by Sergio Rinaldi

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