Effetti della rinuncia ai crediti in capo ai soci rinuncianti.

In capo alla figura del socio tutti i crediti oggetto della rinuncia, e che per la società non costituiscono sopravvenienze attive, vanno portati ad aumento del costo della partecipazione.

La norma di riferimento, contenuta nel comma 5 dell’art. 61, si compone di due distinti periodi che è necessario esaminare separatamente.

Il primo periodo detta la regola di carattere generale, per la quale “l’ammontare dei versamenti fatti a fondo perduto o in conto capitale alla società emittente o della rinuncia ai crediti nei confronti della società stessa, si aggiunge al costo delle azioni”.

Il secondo periodo pone invece una eccezione alla regola generale disponendo che “tuttavia è consentita la deduzione dei versamenti e delle remissioni di debito effettuati a copertura di perdite per la parte che eccede il patrimonio netto della società emittente risultante dopo la copertura”.

La regola generale dell’aumento del costo della partecipazione si applica a tutti i versamenti a fondo perduto e a tutte le rinunce a crediti a qualsiasi scopo effettuate, mentre l’opzione tra l’aggregazione al costo della partecipazione e la deduzione immediata dal reddito d’impresa è prevista limitatamente ai versamenti e alle remissioni di debito che abbiano una specifica destinazione, ossia che siano stati effettuati a coperture di perdite.

La questione maggiormente problematica, connessa all’applicazione della norma in esame, è sicuramente quella della determinazione del valore da portare ad incremento della partecipazione: costo effettivo del credito in capo al socio rinunciante o valore nominale del credito stesso.

L’ipotesi che prendiamo ad esempio è quella del socio rinunciante non creditore originario, ma acquirente del credito da terzi ( es. istituti di credito) per un prezzo pari ad una percentuale del suo valore nominale, corrispondente al valore presumibile di realizzo.

In questo caso, la procedura corretta sarà quella di iscrivere il credito nel bilancio del socio creditore al costo d’acquisto. La partecipata continuerà a mantenere iscritto il corrispondente debito nel proprio bilancio al valore nominale. Il trasferimento da un creditore all’altro non ha fatto subire alcun mutamento all’obbligazione della società debitrice, tuttavia, è questa differenza tra i due valori che crea qualche problema nel momento in cui il socio creditore rinuncia al suo diritto.

La norma contenuta nell’art. 61, comma 5, del T.U.I.R., stabilisce che “l’ammontare… della rinuncia ai crediti nei confronti della società stessa si aggiunge al costo delle azioni in proporzione alla quantità delle singole voci della corrispondente categoria”. Pertanto, il valore che il socio rinunciante, dovrà portare ad incremento del costo della partecipazione, non potrà essere eccedente il prezzo di acquisto del credito.

Analogamente, se il socio dovesse rinunciare ad una percentuale del credito, dovrà portare ad incremento del costo della partecipazione solo la porzione di valore riferibile alla percentuale di credito rinunciato.

Written by Sergio Rinaldi

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