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19:49 – giovedì 02 agosto 2012

Ermanna Montanari

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Ermanna Montanari: “A Santarcangelo 2011 l’attore torna protagonista

Un programma fittissimo di appuntamenti, invenzioni, spettacoli, incontri, musiche, voci, immagini. La 41esima edizione del Festival di Santarcangelo si preannuncia davvero esuberante, coinvolgente, sorprendente. Ermanna Montanari, chiamata alla direzione, ha scelto una linea al tempo stesso di grande rigore e di notevole inventiva. Molte sono, infatti, le anime di questo Festival, che porta a compimento un progetto triennale inaugurato da Chiara Guidi, della Socìetas Raffaello Sanzio, e proseguito da Enrico Casagrande dei Motus.

Fattostà che Santarcangelo ha ritrovato la sua centralità, la sua vocazione plurale e investigativa, il suo essere spazio di incontro e di scoperta. Da una straordinaria artista come Ermanna c’era da aspettarsi un’esplosione di ribollenti idee: e il programma sembra confermare tale prospettiva. Difficile riassumerlo qui, vista la mole (rimandiamo volentieri al sito), ma va detto subito che il robusto progetto è merito di vocazione, passione, dedizione non solo di direzioni illuminate, ma anche di uno staff ormai consolidato, che inoltre si avvale – e non è questione secondaria – della continua presenza critico-organizzativa di Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini, Cristina Ventrucci, capaci di dare struttura e spalle ancor più solide a questo triennio di lavoro. Risultati eccellenti, insomma, che possono toccare il culmine quest’anno.

La Montanari ha scelto di puntare i riflettori sull’Attore, cogliendone ancora una volta potenzialità e misteri. Accanto a nomi consolidati della scena nazionale e internazionale, spazio dunque a eventi originalissimi, a film e “cori” – come l’Eresia della felicità, diretto da Marco Martinelli con 200 ragazzi di tutto il mondo all’insegna di Majakovski -, a concerti e istallazioni, a “miniature” d’immagini e poesie…

Allora, Ermanna, che Festival sarà?

Per ora riesco solo a immaginarlo nella mia piccola mente. Sarà un festival dove si canta: un festival dove sentiremo e ascolteremo innalzamenti di canti, come il Grazie alle genti dalla Torre Civica di Santarcangelo, che è il punto più alto del paese. Sono dei “grazie” che saranno cantati e detti da quel “Muezzin della poesia” che è Mariangela Gualtieri: ogni sera, al tramonto, la straordinaria poetessa innalzerà i suoi versi, canterà i suoi grazie. La sua voce si sentirà nelle stradine, nelle scalinate, fino all’imbocco della piazza Ganganelli. E in piazza ci sarà un “coro muto” di sedie ad accogliere quei canti. Sedie di tutti colori: ciascuna rappresenta un teatro italiano. Ho chiesto, infatti, ai teatri italiani di donare una sedia a Santarcangelo, proprio perché con questa immagine viva, di pura bellezza, vogliamo rispondere alla grave situazione in cui ci troviamo, a questa aridità e non-visione sulla cultura, alla chiusura dei teatri e dei festival. Avremo dunque la piazza coperta da sedie multicolori simbolo de nostri teatri: sono 150, ogni sedia avrà la fotografia e il nome del teatro da cui proviene… E Mariangela, così, sarà una figura-mondo, che irradia canti al cielo: poi ci sono cantanti, attrici, musicisti che cantano per tutto il paese, sui balconi, le terrazze, dalle finestre. Quindi la gente, a Santarcangelo, guarderà volentieri in alto, per rispondere a un richiamo, a un canto di poesia che arriva dal cielo…

Questa mi sembra una bella immagine, un riassunto delle suggestioni che hanno da sempre animato il percorso artistico delle Albe e, per molto tempo, anche del Festival di Santarcangelo: c’è bisogno di poesia e bisogno di politica…

Viviamo nella polis. La polis sono i molti. E il teatro non può prescindere dalla polis, perché è una funzione sociale in quanto tale. Poi ci sono le forme artistiche, che sono forme di visione: ma anche il rapporto con la polis è una questione di bellezza e di visione, come ci suggerisce Hillman, il quale afferma che chi non ha una propria visione di bellezza, e non fa bella la propria città, non può vivervi. Dobbiamo dunque iniziare da lì: fare belle le nostre città. Quando facciamo un festival, quando andiamo in tournée la domanda prima è “dove sono e perché sono qui?”.

Santarcangelo ha una bella visione, è un luogo molto potente. Sono 41 anni che qui si fa un festival di questa portata. E il genius loci è potentissimo: primo perché Santarcangelo non ha un teatro ma è essa stessa un teatro. Poi perché è il genius della poesia. Questa città ha dato i natali a scrittori e poeti di grande potenza evocativa, come Nino Pedretti: ricordo volentieri che la mia disciplina d’attrice è iniziata proprio nel'”intonarmi” ai versi dialettali di Pedretti. Ma penso anche a anche Raffaello Baldini, sulla cui opera abbiamo a lungo lavorato; a Tonino Guerra, a Claudia Rocchi fino ad Annalisa Teodorani, giovane poetessa trentenne. Allora abbiamo pensato a un ciclo di incontri sulla poesia, proprio per interrogarci sulla lingua, sul ritmo, sulla questione musicale, propriamente vocale della poesia. Ci saranno Franco Nasi, la Teodorani e Tahar Lamri, cui ho “rubato” il titolo di questi incontri: Le appese. Lamri racconta una tradizione araba sulla poesia, sottolineando il fatto che tutta la rivolta di questi mesi – in Tunisia, Egitto, Libia, Siria – parte da 4 versi di un poesia dell’1830: versi che si declamano in piazza, nelle strade. C’è infatti, ricorda Lamri, l’antica tradizione di appendere, nei suq, continuamente delle poesie, fino a arrivare ad una poesia “ultima” che veniva cantata nei mercati e nelle piazze. Mi sembra una suggestione bellissima. Poesia come fatto popolare e al tempo stesso raffinato, qualcosa che esiste e vive nel nostro quotidiano. Qualcosa non distante ma vicino, e politico.

Guardare in alto, verso il cielo, e guardare avanti, al futuro. Con la sua direzione si chiude un ciclo di tre anni. Anche se il Festival 2011 deve ancora iniziare, possiamo provare un bilancio di questo triennio e una prospettiva per il futuro?

Spero che anche questo Festival avrà la vivezza e la spirale d’energia delle edizioni precedenti. Chiara Guidi è stata la prima a restituire grande energia a Santarcangelo, ponendo una questione precisa, in modo rigoroso e lungimirante, sul rapporto tra musica e teatro. Per me è stato fondamentale seguire Chiara e il suo lavoro. L’anno successivo, Enrico Casagrande ci ha fatto riflettere sul rapporto diretto tra teatro e spettatore, fornendoci altre sollecitazioni. Spero dunque, che questa spirale vitale, prosegua anche quest’anno, con la stessa energia.

Abbiamo avuto punti in comune, portati avanti nella triennalità, soprattutto grazie al coordinamento critico-organizzativo – che è stato l’elemento di continuità della manifestazione. Noi siamo stati assolutamente liberi e indipendenti nel proporre ognuno la propria visione, o la propria immagine guida: per me è la figura dell’Attore. Ho voluto rilanciare la riflessione aprendo proprio alla figura dell’attore. Senza dubbio è una questione primaria: non si tratta di rivendicare un ruolo, dal momento che l’attore, in quanto tale, è una trasmutazione continua. Ma dobbiamo chiederci, ad esempio, cosa voglia dire oggi la tecnica d’attore: quale aderenza ha questo “tecnico di Dioniso”? Cosa sono questa arte, questa sapienza, questa conoscenza?

In una simile prospettiva, dobbiamo riflettere sulle scelte: da quelle degli attori che sanno fare, addirittura essere compagnia: una scelta che è anche sociale, politica, etica. O dell’attore che in se stesso è coro, ossia che lavora solitariamente. Penso a Ivo Dimchev, Antonia Baehr, a Claudio Morganti, a Sonia Bergamasco: cosa ci indicano in termini di forma e di scelta?

E cosa prospetta il futuro?

Per il futuro spero che il Festival mantenga questa modalità di lavoro: di relazione, di farsi coro, di non prescindere dal fatto che il teatro ha come questione la coralità, ossia l’Altro. E l’Altro sono davvero tutti: artisti, compagnia, tecnico, operatore, giornalista… Questi mondi sono in realtà, come dice Elsa Morante, il “se stesso”, il “me stesso”. Una prospettiva che le compagnie avevano già, possiedono nel loro modo di essere: e Chiara Guidi, che pure è una figura-mondo, lo sa bene, proprio nel suo essere compagnia. Così come lo sanno i Motus, o come lo sanno le Albe. Noi abbiamo portato la nostra modalità di essere compagnia con gli altri, sparendo poi, necessariamente, come figure di riferimento, a favore del festival. Un festival che è oggettivo: dedicato a chi viene qui, a chi lo attraversa…

di andrea porcheddu Ermanna Montanari: “A Santarcangelo 2011 l’attore torna protagonista

21/06/2011

Written by Sergio Rinaldi

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